Il Mondo di Federico II
Castello di Lagopesole
2010
quando iniziò la ricerca
di un linguaggio audiovisivo
per i beni culturali
Quando un monumento diventa un museo narrante
Scrivere dopo quindici anni de "Il Mondo di Federico II" è un modo per fare un bilancio: cosa ci si aspettava da una forma-linguaggio propria della rivoluzione digitale, e cosa i fatti e i riconoscimenti internazionali hanno poi restituito. Parlo di forma-linguaggio che stava a sostegno delle tecnologie, non delle tecnologie in sé stesse — perché quindici anni sono un'era geologica, e quasi nulla è rimasto in piedi di quegli esperimenti tecnici. Ma i modi attraverso cui si cercava di costruire conoscenza a partire da un museo narrante, quelli sì, restano ancora oggi uno spazio di ricerca da indagare. È per questo che lo considero il capostipite di tutto quello che è venuto dopo.
L'argomento era storico: la vita e il pensiero del grande imperatore medioevale italo-germanico, raccontati dentro Lagopesole, una delle sue residenze di caccia nel cuore dell'Impero, a pochi chilometri da Melfi. Scartammo da subito ogni idea di documentario classico, puntando sulla storia delle idee come sistema di trasmissione dei fatti — e sulla qualità.
Il metodo di lavoro fu la scelta più radicale: la storia non andava raccontata, andava agita. Il castello non poteva ospitare un museo tradizionale — doveva diventare lo spettacolo stesso, il luogo dell'esperienza cognitiva del visitatore. Per questo mettemmo in piedi dei provini aperti agli abitanti del borgo e dei paesi vicini: non solo per il marketing, non solo per dare loro l'occasione di agire la propria storia, ma nella consapevolezza che qualcosa di inafferrabile fosse rimasto nei loro volti, nelle loro movenze. Parteciparono uomini, donne e bambini di ogni età e ceto sociale, con la stessa identica passione — interrompevano le loro attività ogni giovedì alle 15 per le prove nel piccolo teatro di Lagopesole. Proviamo a riguardare insieme le loro espressioni per le prima volta sullo schermo
C'era una volta una comunità che viveva serenamente in un piccolo villaggio circondato dai boschi. Un giorno, alcuni articoli di giornale e un piccolo manifesto affisso al bar annunciarono un casting per un film che avrebbe riportato in vita il Castello all'epoca di Federico. Una lunga fila di persone si presentarono per essere selezionate e interpretare i propri antenati. Studiavano e provavano nel tempo libero: era un'avventura nuova e insolita.
Più di 50 persone provenienti da Lagopesole, distolte dalle loro attività quotidiane, hanno recitato su un palcoscenico interpretando i ruoli ideati dagli sceneggiatori. L’intero villaggio, con i negozi, le strade e il mercato, è stato ricostruito all’interno degli studi di CINECITTA’
Falegnami, artigiani, nobili, soldati, sacerdoti, venditori ambulanti, ricchi e poveri, uomini e donne senza nome che hanno permesso all’imperatore di realizzare il suo sogno, hanno dato vita a uno spettacolo che ritrae la vita quotidiana a Lagopesole ai tempi di Federico II.
Truccatori e parrucchieri professionisti hanno dato il loro contributo, avvalendosi di volti della gente del posto già pronti per essere messi in scena. Orgogliosi della propria identità, erano entusiasti di offrire una nuova opportunità al proprio territorio. Dilettanti ........................
........ o per i professionisti: sia per il progettista che per la produzione è stata un’ottima occasione per alimentare l’entusiasmo necessario a lanciare sul mercato turistico un nuovo servizio.
I costumi sono stati disegnati su misura per ciascun attore. Per la maggior parte di loro, era la prima volta in assoluto che recitavano su un vero palcoscenico .........
..... e potrebbe essere l'ultimo.
Fu un'esperienza che mi resta scolpita dentro: il loro modo di stare in scena ha influenzato il modo in cui abbiamo girato tra i banchi del mercato medioevale ricostruito da Francesco Frigeri a Cinecittà.Così la storia prende vita — trasformandosi in una produzione dove emozioni e conoscenza si rincorrono tra spettacoli multimediali, mostre e percorsi narrativi di cui vorrei mostrarvi alcuni estratti.
Il Mondo di Federico II fu il terreno dove avvenne l’integrazione tra studiosi di Storia Medioevale, Cinema e tecnologie digitali appena nate. Ricordo come all’inizio i modi stessi di concepire il racconto e le forme della comunicazione entrarono in contrasto, questo succedeva perchè ciascuno immaginava la produzione come la traduzione in digitale del suo modo tradizionale di lavorare e non come un nuovo linguaggio da sperimentare. Solo lavorando insieme al team di tecnici di Unicity e alle maestranze di Cinecittà Studios fu chiaro come il proprio tesoro di esperienze e di sapere andasse messo al servizio di una forma di racconto per una esperienza nuova utile a comprendere meglio il nostro passato per comprendere noi stessi oggi.
Alcune figure chiave del racconto.
Raffaele Nigro — sceneggiatore
Huber Huben — consulente scientifica
Francesco Frigeri — scenografo
Antonio Grambone — direzione della fotografia
Sandro Di Stefano — musica
Elena Del Guerra e Giuseppe Avallone— costumi
Con Remo Girone (Federico II), Lorenza Indovina (Bianca Lancia), Antonio Manzini (Manfredi), Rodolfo Bianchi (la spia), e oltre 50 comparse degli abitanti di Lagopesole e dei paesi vicini.
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lo spionaggio ai tempi di Federico
Federico II
museo narrante:
ripopolare il castello
La Progettazione.
dietro e quinte
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